Vota a favore anche l'Italia. Che intanto consegna questo diritto nelle mani dei privati
.jpg)
Il comunicato riprodotto qui sotto del Forum italiano dei movimenti per l'acqua fotografa le due facce della notizia. Da un lato la dichiarazione solenne dell'accesso all'acqua come diritto umano, che non può che essere accolta con favore, pur sapendo che non basta scrivere i diritti su un pezzo di carta, anche se controfirmato da tutti i governi del mondo, per tradurlo in realtà.
Dall'altro l'ipocrisia del governo italiano, che vota all'ONU a favore dell'acqua diritto umano mentre in Italia lavora per metterla nelle mani di speculatori pronti a chiudere il rubinetto a tutti coloro che non stanno alle loro condizioni.
Non si possono aver dubbi: i diritti sono effettivamente tali (e non sono meri diritti di carta) quanto si danno le condizioni sociali che consentono di esercitarli. La privatizzazione nega alla radice l'accesso all'acqua come diritto: lo trasforma nel risultato di uno scambio di mercato che è subordinano al diritto del profitto e all'altrui diritto di proprietà.
Solo il riconoscimento dell'acqua bene comune inalienabile e la sua gestione pubblica, sotto il controllo democratico dei cittadini e dei lavoratori, può creare le condizioni per cui l'accesso all'acqua sia realmente un diritto umano inalienabile e incondizionato.
Oggi, per ottenerlo il primo passo è battere questo governo di affaristi e falsari e conquistare e vincere i (veri) referendum per l'acqua pubblica.
[t.b., 29 luglio 2010]
Lo straordinario successo della raccolta firme per i tre referendum per l'acqua può da oggi contare su una nuova autorevolissima presa di posizione: dopo 15 anni di discussioni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, con 122 voti a favore e 41 astensioni, un documento proposto dal Governo Boliviano che dichiara "l'accesso all'acqua come diritto umano".
La dichiarazione, pur non vincolante dal punto di vista normativo, sostiene e rafforza le mobilitazioni sociali che in ogni angolo del pianeta contrastano la privatizzazione dell'acqua e la sua consegna nelle mani delle multinazionali.
Nell'apprendere del voto favorevole espresso dal Governo italiano, ci domandiamo come questo possa conciliarsi con le normative concretamente adottate dallo stesso nel nostro Paese, dove, proprio in opposizione a queste normative, 1.400.000 donne e uomini hanno sottoscritto le proposte referendarie.
Se il Governo volesse dare un segnale positivo ed invertire la rotta potrebbe approvare una moratoria che blocchi tutti i processi di privatizzazione.
In caso contrario saranno i milioni di "SI" ai referendum della prossima primavera a ridare coerenza tra ciò che si declama all'estero e ciò che si produce in Italia.
Lo straordinario successo della raccolta firme per i tre referendum per l'acqua può da oggi contare su una nuova autorevolissima presa di posizione: dopo 15 anni di discussioni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, con 122 voti a favore e 41 astensioni, un documento proposto dal Governo Boliviano che dichiara "l'accesso all'acqua come diritto umano".
La dichiarazione, pur non vincolante dal punto di vista normativo, sostiene e rafforza le mobilitazioni sociali che in ogni angolo del pianeta contrastano la privatizzazione dell'acqua e la sua consegna nelle mani delle multinazionali.
Nell'apprendere del voto favorevole espresso dal Governo italiano, ci domandiamo come questo possa conciliarsi con le normative concretamente adottate dallo stesso nel nostro Paese, dove, proprio in opposizione a queste normative, 1.400.000 donne e uomini hanno sottoscritto le proposte referendarie.
Se il Governo volesse dare un segnale positivo ed invertire la rotta potrebbe approvare una moratoria che blocchi tutti i processi di privatizzazione.
In caso contrario saranno i milioni di "SI" ai referendum della prossima primavera a ridare coerenza tra ciò che si declama all'estero e ciò che si produce in Italia.
Forum italiano dei movimenti per l'acqua
Che cosa dice la dichiarazione dell'ONU
2. Invita gli Stati e le organizzazioni internazionali a fornire risorse finanziarie, sviluppare la capacità e di effettuare trasferimenti di tecnologie, con l'aiuto e la cooperazione internazionale, soprattutto per i paesi in via di sviluppo ad intensificare gli sforzi per fornire acqua potabile sicura e servizi igienico-sanitari adeguati facilmente raggiungibili e accessibili per tutti.
3. Accoglie favorevolmente la decisione del Consiglio per i Diritti Umani di chiedere ad esperti indipendenti di esaminare la questione degli obblighi relativi ai diritti umani in materia di accesso all'acqua potabile e servizi igienico-sanitari da presentare colla relazione annuale n° 17 e contestualmente incoraggia a proseguire i lavori per eseguire tutte gli aspetti del suo mandato, in concerto con tutti gli organismi competenti delle Nazioni Unite, indicando nella relazione che sarà presentata nella sua sessantaseiesima sessione, i principali problemi connessi alla realizzazione del diritto di accesso ad acqua potabile, pulita e servizi igienici adeguati ed il loro impatto riguardo il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo del Millennio.
(Fonte: la lista della campagna referendaria; ringrazio Mariano Mazzacani per la traduzione)
Argomenti collegati:
- L'acqua non si vende. Sito internet del Forum italiano dei movimenti per l'acqua e del coordinamento nazionale promotore dei referendum
- L'acqua non si vende. Partono i referendum contro la privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni. Una battaglia di civiltà, una battaglia contro il capitalismo
- "Quello dell'IdV non è un referendum per l'acqua pubblica". Intervista ad Alberto Lucarelli
- Giornata mondiale dell'acqua. Preservare l'acqua bene comune e pubblico: una battaglia contro il capitale, una battaglia di civiltà
- In difesa dell'acqua bene comune e pubblico. L'appello della manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma
- Acqua, come ci sarà tolta. Un articolo di approfondimento sulla legge che privatizza i servizi idrici locali.
- Per capire la logica della appropriazione capitalistica dei beni comuni (che trasforma i precedenti proprietari/possessori in poveri, in proletari, in "clienti" dipendenti...) sono illuminanti le pagine del XXIV capitolo del I libro del Capitale di Marx dedicate alla "accumulazione originaria": in questo post se ne trova una sintesi; vi si può leggere anche la testimonianza di Tommaso Moro, l'autore di Utopia, sul fenomeno delle enclosures con cui nel XVI secolo si attuò la privatizzazione delle terre comuni.
- Un Nobel comunista? Sul Nobel per l'economia 2009 a Elinor Olstrom, studiosa statunitense che si occupa da decenni della gestione dei beni comuni i cui studi hanno dimostrato che la gestione più efficiente è quella affidata alle comunità locali.
- The Drama of the Commons: testo collettivo, curato fra gli altri da Elinor Olstrom, che fa il punto sugli studi internazionali in tema di beni comuni. Scaricabile gratuitamente.
Nessun commento:
Posta un commento